Jan 26

mat2020

Le Trois Tetons-“Red Scares Me”

Di Gianni Sapia

Si chiude così, con tutto l'amore che si può. È tanta dolcezza che veleggia con leggerezza e ti culla tra nuvole della giusta consistenza. Né troppo soffici, né troppo spesse: giuste. È una canzone dai mille toni, che ti altera l'umore, ti rasserena e se sei già sereno allora ti completa. La dolce Madeleine chiude l'album con una carezza... però aspetta. Qui siamo già alla fine. C'è stato tutto un "prima", prima. Un'oretta fa, circa. Entro in casa, mi siedo davanti al computer e ce l'ho già in mano. Il CD intendo. Èancora incellophanato. È rosso. Il colore è importante, capirete perché. Lo spacchetto. Ok, lo infilo dentro. Sempre il CD. Ma prima di far partire sua Santità la Musica, mi guardo il libretto. “Red Scares Me”, il nuovo disco dei Le Trois Tetons. Dopo avermi fatto godere con Song About Lou, ora ci riprovano con Red Scares Me. Sono sempre loro: Alberto (basso, mandolino, chitarra acustica), Barbon (Gibson e maracas), Davide(batteria, percussioni) e Zac (voce, Telecaster, armonica, tastiere) che ospitano una banda di musici niente male, da Fabio Biale e il suo violino a Mark Baldwin Harris e le sue tastiere, dal liutaio magico Lorenzo Piccone all'incantevole e incatenante voce diSerena Sartori fino alla "cinesina" Lisa Rizzo. Si comincia e si comincia con una preghiera. Lord Let Your Creatures dà subito una bella spallata. È un pezzo corposo, potente e armonico che lascia spazio ad un finale di spire intrecciate, un amalgama inesorabile di voce e strumenti. Il pianoforte che apre Wind of May prepara il terreno ad una canzone che riesce ad entusiasmare in ogni sua parte. Un testo breve che dice molto. Una sensazione suggerita dalla vita che ondeggia e oscilla su sonorità che rimbalzano tra malinconia, ironia e fatalismo. Una bella corsa verso il cielo aperto, controvento. Da giga irlandese a distorsioni punk in un attimo. O viceversa. My Stolen Money. Roba che ti fa fare il talento, l'amore per la musica e la voglia di ridere. E di ballare, per chi lo sa fare. When You Lie si apre e si chiude con le stesse ripetute note quasi come se volesse contenere il resto. Una canzone intima, privata di cui i 3tetons di Varazze ci rendono parte. Si respira aria di Mick & Keith e delle loro coinvolgenti ballate in Anna Viola, se ne sente il sapore, se ne annusa il profumo e si vede il sorriso della piccola bimba. Red Scares Me continua nella sua pienezza, nel palesare la cura e la passione con cui è stato suonato e coccolato. La completezza di suono e la complicità musicale emergono chiaramente. Sesto brano allora e introduzione cinese per All the Way to Peking contaminata per longitudine e latitudine da ogni rock e suonata con la follia che merita il genere con un finale godereccio come whisky e cohiba dopo cena.Ten Years si snoda ai margini di giungle orientali nella sua urlata ricerca di salvezza e conferma la meticolosità nella ricerca del giusto suono d'insieme della band. FunkeggiaShelter in Love e ti fa muovere collo e spalle, ricamata da suoni vintage che non posso fare a meno di metterla almeno due volt.. tre, ma sì, tre volte di seguito. La rimetto. Ora tocca alla canzone corale dell'album, quella che alla fine la cantiamo tutti insieme, perché Everything Seemed ti fa davvero sembrare tutto facile, tutto bello. Ti prende per mano e ti accompagna in silenzio verso la fine di questo bellissimo viaggio che mi stanno regalando i 3Tetons cercando di suggerire e non di convincere, cercando di non dimenticare e di riderci sopra. Ci siamo. L'ultimo gettone. Si chiude così, con tutto l'amore che si può. È tanta dolcezza che veleggia con leggerezza... il mio io del passato a raggiunto quello presente percorrendo un viaggio attraverso un disco bello, emozionante, dalla spiccate autoironia, pieno di calore e di colore, di passione e di paure. Red Scares Me sfuma dalle mie sensazioni insieme all'infinita dolcezza della dolce Madeleine e delle sue parole... "nothing in the world is built to last but you...".

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